Editoriale del Segretario Generale.
Il progetto del Ponte sullo Stretto non è un’infrastruttura isolata, ma il tassello centrale di un piano di investimenti senza precedenti che ridisegnerà la mobilità del Mezzogiorno e proietterà l’Italia nel cuore dei grandi corridoi europei.
Le cifre parlano chiaro: oltre 50 miliardi di euro già allocati per l’alta velocità ferroviaria Salerno–Reggio Calabria, per la nuova SS 106, per la ferrovia Messina–Catania–Palermo, per la modernizzazione dell’Autostrada del Mediterraneo e per le opere a terra collegate al ponte.
Un vero e proprio corridoio Napoli–Catania–Palermo, che si trasformerà in una dorsale strategica di sviluppo.
Il Ponte porta con sé l’alta velocità ferroviaria e autostradale, la riqualificazione delle reti viarie e portuali e la creazione di nuove piattaforme logistiche che integreranno Sud Italia, Mediterraneo ed Europa. Ciò consentirà una maggiore interazione con il continente africano.
Non si tratta solo di collegare Calabria e Sicilia: si tratta di inserire stabilmente il Mezzogiorno nei grandi flussi economici e commerciali internazionali, rendendolo una vera e propria cerniera euro-mediterranea tra Europa e Paesi africani.
Dal punto di vista ingegneristico, il Ponte rappresenta una sfida e una straordinarietà unica al mondo: una campata centrale sospesa di oltre 3 km, con una visuale panoramica che a 370 metri di altezza diventerà essa stessa attrattore turistico globale, attraverso un “belvedere” attrezzato e ricettivo, su un paesaggio suggestivo e mozzafiato, come le due sponde di Scilla e Cariddi, pari solo e superiore per altezza alla Torre Eiffel che ha una altezza di 300 metri.
Un’opera simbolo della capacità italiana di progettare e realizzare infrastrutture di eccellenza, che avrà un impatto positivo anche sull’immagine internazionale del Paese.
Il Ponte sullo Stretto non è dunque un’opera fine a sé stessa: è il cuore di un nuovo hub europeo, che riduce le distanze, migliora la competitività dei territori, attrae investimenti e apre prospettive di crescita duratura per il Sud e per l’intera Italia.
Basta con questo stucchevole, cosiddetto “benaltrismo”: ogni volta che si parla di Ponte si obietta che ci sarebbe “ben altro” da fare, dalle strade alle autostrade, dalle ferrovie alle opere locali.
La verità è che solo il Ponte, per come la mole di investimenti di risorse economiche evidenzia, con le infrastrutture collegate, potrà realmente portare tutto questo nel Sud, perché è la chiave che apre l’intero corridoio Napoli–Catania–Palermo e lo proietta nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo, quindi la collega al continente africano dove c’è molto da fare.
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