SINDACATI. Salari e Rappresentanza: il lavoro non può essere governato da accordi tra pochi che si autolegittimano

SALARI E RAPPRESENTANZA: IL LAVORO NON PUÒ ESSERE GOVERNATO DA ACCORDI TRA POCHI
Di Iacovo (CONF.I.A.L.): «Il welfare non diventi salario figurativo e la rappresentanza non sia trasformata in un sistema chiuso.
La parola deve tornare alle lavoratrici e ai lavoratori, che devono poter votare loro rappresentati in liste presentate da tutti i sindacati effettivamente presenti nei luoghi di lavoro.»
Il confronto avviato tra CGIL, CISL, UIL e associazioni datoriali per la definizione di un nuovo accordo quadro riguarda questioni fondamentali per il futuro del lavoro: salari, contrattazione collettiva, rappresentanza, partecipazione e formazione.
È certamente positivo che il sistema delle relazioni industriali torni a confrontarsi su temi così importanti. Tuttavia, proprio perché le decisioni che potrebbero essere assunte riguarderanno milioni di persone, il negoziato non può restare circoscritto alle organizzazioni che siedono abitualmente a quel tavolo né trasformarsi nell’ennesimo accordo destinato a produrre effetti anche su chi non vi ha partecipato.
CONF.I.A.L. non intende esprimere giudizi preventivi su un testo non ancora definitivo, ma ritiene necessario indicare fin da ora alcuni principi non negoziabili.
IL PRIMO RIGUARDA IL SALARIO.
La distinzione tra Trattamento Economico Minimo – TEM e Trattamento Economico Complessivo – TEC può avere una sua funzione nella definizione dei diversi contenuti economici dei contratti. Occorre però evitare che nel valore complessivo del lavoro vengano sommati welfare aziendale, sanità integrativa, previdenza complementare, formazione e altri costi sostenuti dall’impresa, presentandoli come se fossero aumenti della retribuzione.
Si tratta di strumenti certamente utili, ma il welfare non può sostituire il salario.
Il lavoratore affronta il costo della vita, paga il mutuo, l’affitto, le bollette e la spesa con la retribuzione netta realmente disponibile.
La domanda da porre davanti a ogni accordo è quindi molto semplice: di quanto aumenterà concretamente il netto della busta paga del lavoratore? E poi. Sì interviene davvero e concretamente sul cuneo fiscale?
Dopo anni di inflazione, rinnovi tardivi e perdita del potere d’acquisto, non servono operazioni contabili capaci di rendere più ricco il costo complessivo del lavoro mentre il salario reale continua a impoverirsi. Servono rinnovi dei contratti nazionali entro le scadenze, aumenti adeguati all’inflazione effettivamente subita dalle famiglie, meccanismi di salvaguardia durante la vacanza contrattuale e una seria riduzione del peso fiscale sulle retribuzioni.
IL SECONDO TEMA RIGUARDA LA RAPPRESENTANZA SINDACALE.
Non possiamo accettare che accordi sottoscritti tra alcune confederazioni e alcune associazioni datoriali (che si scelgono e si autolegittimano) diventino, di fatto, regole generali utilizzate per stabilire chi abbia diritto di rappresentare i lavoratori e chi debba essere escluso.
La rappresentanza non appartiene alle segreterie sindacali, alle associazioni datoriali o ai firmatari degli accordi interconfederali. La rappresentanza, per come i padri costituenti hanno inteso fare nel redigere l’art. 39 della Costituzione, appartiene alle lavoratrici e ai lavoratori, che devono essere liberi di scegliere l’organizzazione alla quale aderire e dalla quale farsi rappresentare.
CONF.I.A.L. non chiede privilegi o scorciatoie. Chiede una legge democratica di attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, fondata sulla certificazione degli iscritti, sui voti ottenuti nelle elezioni delle RSU, sulla presenza effettiva dei sindacati nei luoghi di lavoro e sulla consultazione dei lavoratori rispetto agli accordi che li riguardano.
Gli accordi privati possono vincolare le organizzazioni che li sottoscrivono, ma non possono diventare una barriera contro il pluralismo sindacale né costruire un “club ad excludendum” destinato a conservare rendite di posizione.
È questo uno dei temi centrali che CONF.I.A.L. ha sviluppato nel proprio Libro Bianco sulla rappresentanza sindacale, indicando la necessità di superare un sistema autoreferenziale e di restituire effettività alla libertà sindacale garantita dalla Costituzione.
Anche la partecipazione dei lavoratori alla vita e agli utili dell’impresa deve essere reale e non soltanto formale. Partecipare non significa assistere passivamente alle decisioni già assunte né affidare tutto ai vertici delle organizzazioni. Significa poter conoscere, proporre, controllare e concorrere alle scelte che riguardano l’organizzazione del lavoro, gli investimenti, la produttività e la distribuzione della ricchezza prodotta.
CONF.I.A.L. crede nella concertazione tra capitale e lavoro e riconosce il valore sociale dell’impresa. Ma la concertazione è autentica soltanto quando le parti hanno pari dignità e quando al centro rimangono la persona, il lavoro e la sua giusta remunerazione.
Per questa ragione seguiremo con grande attenzione l’evoluzione del negoziato e valuteremo i contenuti sulla base di tre criteri concreti: più salario reale, più libertà di scelta e più partecipazione dei lavoratori.
E su tutto questo ove dovesse essere necessario ci rivolgeremo, attraverso i passaggi necessari, alla Corte Cistituzionale, anche per impugnare qualsiasi provvedimento lesivo o distorsivo dei principi sanciti nell’articolo 39.
Il futuro delle relazioni industriali italiane non può essere deciso dentro un recinto riservato a pochi. Occorrono trasparenza, pluralismo e regole pubbliche uguali per tutti.
Il lavoro non ha bisogno di nuovi equilibri tra apparati. Ha bisogno di salario, dignità, libertà e democrazia.

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