Settembre, riparte il lavoro. Confial, riparte anche la nostra iniziativa

SETTEMBRE, RIPARTE IL LAVORO. CONF.I.A.L.: «RIPARTE ANCHE LA NOSTRA INIZIATIVA SINDACALE»
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Salari, pensioni, fisco, caro energia, consumi e imprese. Di Iacovo, Ballistreri e Mazzoli: «L’autunno non può essere quello dell’attesa. Governo e Parlamento aprano una nuova politica dei redditi»

Settembre non rappresenta soltanto il rientro dalle ferie e la ripresa a pieno ritmo delle attività del Paese.

Per CONF.I.A.L. significa soprattutto riprendere pienamente l’iniziativa sindacale, tornare sulle vertenze, nei luoghi di lavoro e nei territori e rimettere al centro le questioni che avevamo lasciato aperte alla fine di luglio.

Lo facciamo sapendo che ci aspetta un autunno complesso.

Salari, pensioni, sicurezza, rinnovi contrattuali, fiscalità, qualità dell’occupazione e partecipazione dei lavoratori rimangono al centro della nostra agenda.

Ma alla ripresa troviamo anche un quadro economico reso più difficile dai costi dell’energia, dei carburanti e dei trasporti, con effetti che possono raggiungere progressivamente produzione, distribuzione e prezzi al consumo.

L’analisi condotta dall’ISL – Istituto Studi sul Lavoro di CONF.I.A.L., con il contributo di FE.D.I.CONS – Federazione Difesa Consumatori, ci porta a porre una domanda molto semplice: quanto reddito rimane realmente nelle tasche di chi lavora, di chi ha lavorato per una vita e delle famiglie dopo aver sostenuto le spese essenziali?

E contemporaneamente dobbiamo porcene un’altra: quanto incidono gli stessi rincari sulla capacità delle imprese di produrre, investire e creare occupazione?

Perché il problema riguarda tutti.

Riguarda il lavoratore che ogni giorno deve raggiungere il proprio posto di lavoro. Riguarda il pensionato che dispone di un reddito sostanzialmente fisso. Riguarda le famiglie quando fanno la spesa o pagano una bolletta.

Ma riguarda anche l’artigiano, il commerciante, l’autotrasportatore e la piccola e media impresa che devono sostenere maggiori costi per energia, carburanti, trasporti, logistica e materie prime.

Sarebbe quindi un errore contrapporre lavoratori, consumatori e imprese.

Se aumentano significativamente i costi dell’autotrasporto, in un Paese nel quale una parte determinante delle merci continua a muoversi su strada, quella pressione può percorrere progressivamente la filiera.

Dalla pompa di carburante all’autotrasportatore. Dall’autotrasporto all’impresa. Dall’impresa alla distribuzione. E, infine, dal prezzo sullo scaffale al consumatore.

È questo effetto domino che dobbiamo prevenire.

IL CETO MEDIO NON PUÒ CONTINUARE AD IMPOVERIRSI

Il punto politico che poniamo a Governo e Parlamento è proprio questo.
Esiste una parte enorme del Paese composta da lavoratori, pensionati, famiglie, professionisti, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori che produce reddito, paga le tasse e contribuisce alla tenuta economica e sociale dell’Italia, ma dispone progressivamente di minori margini economici.

È il ceto medio che rischia lentamente di scivolare verso il basso.
Non possiamo aspettare che questo processo diventi irreversibile.
Per questo chiediamo che l’autunno 2026 apra una vera politica nazionale dei redditi.

MENO TASSE SUL LAVORO: GLI AUMENTI DEVONO ARRIVARE IN BUSTA PAGA

Il primo intervento deve riguardare il cuneo fiscale e contributivo.

Occorre proseguire e rafforzare la riduzione del prelievo sul lavoro e soprattutto impedire che una parte degli aumenti ottenuti attraverso i rinnovi dei contratti collettivi venga successivamente assorbita dal fisco.

Se un lavoratore conquista cento euro di aumento contrattuale, quei cento euro devono arrivare il più possibile nella sua disponibilità reale.

Per questo proponiamo una detassazione strutturale degli aumenti contrattuali e una tassazione fortemente agevolata di tredicesima e quattordicesima.

E dobbiamo finalmente affrontare anche la fiscalità del TFR.
Il trattamento di fine rapporto non è un regalo ricevuto alla conclusione della vita lavorativa. È salario differito, maturato anno dopo anno dal lavoratore, e come tale merita una fiscalità più favorevole.

Ma riteniamo necessario aprire una discussione ancora più ambiziosa sulla struttura dell’IRPEF.

L’ISL CONF.I.A.L. ha sviluppato una prima simulazione partendo da un’ipotesi di cinque aliquote: 15% fino a 18.808 euro; 20% fino a 28.000; 25% fino a 40.000; 30% fino a 60.000; 43% oltre 60.000 euro.

Le simulazioni sull’imposta lorda indicano che una rimodulazione di questo tipo potrebbe produrre benefici significativi soprattutto sui redditi medio-bassi e medi.

Non presentiamo questi numeri come una legge già scritta.

Li presentiamo come una base concreta sulla quale chiediamo a Governo e Parlamento di aprire il confronto.

PENSIONI: NON SERVONO SOLTANTO AUMENTI, SERVE PAGARE MENO TASSE

Sulle pensioni vogliamo porre una questione ancora diversa.
Le pensioni minime devono certamente essere aumentate, perché esiste innanzitutto un problema di adeguatezza dell’importo.

Ma per chi arriva alla pensione dopo oltre quarant’anni di lavoro e di contribuzione dobbiamo cambiare filosofia.
Non necessariamente dobbiamo aumentare nominalmente la pensione. Possiamo aumentare il reddito disponibile semplicemente prelevandone di meno.
Un pensionato ha pagato per decenni contributi e imposte durante la propria attività lavorativa.

Per questo CONF.I.A.L. propone di studiare una fiscalità specifica della pensione, con una contribuzione fiscale di solidarietà indicativamente del 5% entro una determinata soglia di reddito pensionistico, assumendo come obiettivo da verificare tecnicamente una soglia fino a 50.000 euro lordi annui.

Non chiediamo l’esenzione fiscale.
Chiediamo che il pensionato continui a concorrere alla solidarietà generale e al finanziamento dei servizi pubblici — a partire dalla sanità — ma attraverso un prelievo che riconosca la specificità di un reddito maturato dopo una vita di lavoro.
L’impatto sulla finanza pubblica deve naturalmente essere quantificato e coperto.

Per questo nell’analisi allegata ISL e FE.D.I.CONS indicano anche possibili soglie e forme di gradualità.
Una proposta seria non nasconde il problema delle coperture: lo affronta.

FE.D.I.CONS: DIFENDERE IL CONSUMATORE SIGNIFICA INTERVENIRE PRIMA CHE I RINCARI ARRIVINO SULLO SCAFFALE

Dal punto di vista dei consumatori il problema non è soltanto ciò che accade alla pompa di benzina o nella bolletta.

Il rischio è l’effetto cumulativo.
Il cittadino può pagare una prima volta il rincaro direttamente attraverso carburanti, energia e trasporti e una seconda volta quando una parte dei maggiori costi sostenuti dalle imprese viene trasferita sui prezzi finali dei beni e dei servizi.

Per questo FE.D.I.CONS richiama la necessità di trasparenza dei prezzi, controllo delle dinamiche speculative e tutela del potere d’acquisto delle famiglie.

Ma anche qui occorre equilibrio.
Non possiamo pretendere che sia la piccola impresa ad assorbire indefinitamente ogni aumento.

LE IMPRESE VANNO SOSTENUTE, MA IL SOSTEGNO DEVE PRODURRE BUON LAVORO

Difendere il lavoro significa anche avere imprese solide.
Un’impresa schiacciata dal costo dell’energia, dei trasporti e del credito difficilmente investe, assume o riconosce salari migliori.
Servono quindi interventi strutturali sull’energia, accesso al credito, innovazione, digitalizzazione ed efficienza produttiva, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese.
Ma chiediamo reciprocità. Le risorse pubbliche destinate all’impresa devono produrre anche valore sociale: occupazione stabile, sicurezza, formazione, investimenti e qualità del lavoro.

E quando innovazione, organizzazione, tecnologia e professionalità dei lavoratori determinano un incremento reale e certificato della produttività, una parte della maggiore ricchezza prodotta deve raggiungere chi ha contribuito a crearla.

La partecipazione dei lavoratori agli utili non può rimanere soltanto una sperimentazione o una concessione affidata alla discrezionalità aziendale.

Produttività certificata deve significare partecipazione garantita.

L’AUTUNNO DELLE SCELTE

È su questi temi che CONF.I.A.L., ISL e FE.D.I.CONS intendono aprire la stagione autunnale.
La nostra proposta mette insieme ciò che troppo spesso viene affrontato separatamente:
salari, pensioni, fiscalità, consumi, energia, imprese e partecipazione.
Ridurre il cuneo fiscale. Detassare maggiormente gli aumenti contrattuali.
Agevolare fiscalmente tredicesima e quattordicesima. Rivedere la tassazione del TFR.
Costruire una nuova IRPEF che restituisca capacità di spesa ai redditi medio-bassi e medi.
Aprire una nuova fiscalità sulle pensioni.
Difendere i consumatori dall’effetto domino dei rincari.
Sostenere le imprese che investono e creano buona occupazione.
Garantire ai lavoratori la partecipazione alla maggiore ricchezza che contribuiscono a produrre.

Questa è la nostra agenda.
Non vogliamo un autunno della protesta rituale.
Vogliamo un autunno della concertazione, della proposta e delle decisioni.

Perché lavoratore, pensionato, consumatore e piccolo imprenditore non sono quattro mondi separati.
Sono parti della stessa economia.
Il lavoratore è consumatore. Il pensionato è consumatore. L’impresa vive anche della capacità di acquisto delle famiglie. E il lavoro vive della capacità dell’impresa di produrre, investire e competere.

Se si impoverisce il lavoro, diminuiscono i consumi.
Se diminuiscono i consumi, soffrono le imprese.
Se soffrono le imprese, diventano più fragili occupazione e salari.
È questo circuito che dobbiamo spezzare.
Settembre segna la ripresa.
Noi siamo pronti a stare sul terreno delle vertenze, delle proposte e del confronto.
E chiediamo a Governo e Parlamento di fare altrettanto.

Perché l’autunno che abbiamo davanti non deve diventare l’autunno della paura dei rincari.
Deve diventare l’autunno delle scelte.

Benedetto Di Iacovo
Segretario Generale Confial Nazionale

Maurizio Ballistreri
Responsabile ISL – Istituto Studi sul Lavoro CONF.I.A.L.

Daniele Mazzoli
Presidente Fedicons – Federazione Italiana Difesa Consumatori

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