Serene Festività e un 2026 di pace, lavoro dignitoso e innovazione “a misura d’uomo”.
In questi giorni di Festa, CONF.I.A.L. rivolge alle lavoratrici, ai lavoratori, alle loro famiglie, ai pensionati, ai cittadini e a tutta la nostra comunità associativa un augurio sentito: Serene Festività e un Nuovo Anno capace di riportare al centro ciò che conta davvero.
Il 2025 ci consegna un mondo segnato da troppi conflitti, da nuove fragilità sociali e da disuguaglianze che si allargano. La guerra divide, impoverisce, spezza i legami tra i popoli e frena lo sviluppo. Per questo il primo augurio, umano e civile prima ancora che istituzionale, è chiaro: che il 2026 sia l’anno in cui la politica e la diplomazia ritrovino forza, responsabilità e visione, perché pace e stabilità non sono parole astratte: sono la pre-condizione del benessere, della coesione sociale, degli investimenti, della crescita e della qualità della vita.
Dentro questo scenario, il lavoro resta la leva principale per costruire futuro. E proprio qui si colloca il messaggio che ho voluto sintetizzare nel mio saggio “Umanesimo del Lavoro. Il Sindacato e l’Intelligenza Artificiale”: non può esserci vero progresso se la persona viene messa in secondo piano. Il lavoro è il più grande costruttore di civiltà; ma diventa davvero motore di sviluppo solo quando è dignitoso, tutelato, sicuro e adeguatamente retribuito.
La priorità: superare i salari poveri
Non possiamo accettare che il lavoro diventi sinonimo di precarietà economica e rinuncia. Il tema dei salari poveri non è una discussione tecnica: è una questione di giustizia sociale, di produttività e di tenuta democratica. Quando il lavoro non basta per vivere, si indeboliscono consumi, fiducia, natalità, coesione e prospettive dei giovani.
Per CONF.I.A.L. la linea è netta: servono contratti seri, aumenti reali, lotta al dumping contrattuale, rafforzamento della contrattazione di qualità e strumenti di partecipazione che riconoscano il contributo di chi crea valore ogni giorno nelle imprese e nei servizi.
Innovazione e tecnologie: strumenti, non padroni
Viviamo una transizione rapida, in cui digitalizzazione, automazione e intelligenza artificiale stanno cambiando competenze, mansioni e organizzazione del lavoro. La nostra posizione non è di chiusura: non temiamo l’innovazione, perché può essere una straordinaria opportunità.
Ma la condizione è imprescindibile: la tecnologia deve servire l’uomo, e non il contrario. Questo significa governance, regole e contrattazione: formazione continua, tutela della professionalità, gestione etica dei dati, sicurezza, benessere organizzativo, diritto alla disconnessione, e percorsi di riconversione che non lascino indietro nessuno.
Un patto di responsabilità per un’Italia più coesa
Il 2026 deve essere l’anno di un nuovo patto tra istituzioni, imprese e parti sociali, fondato su risultati misurabili: occupazione di qualità, produttività condivisa, partecipazione, welfare contrattuale, legalità e sviluppo territoriale. In questo perimetro, CONF.I.A.L. continuerà a fare la sua parte con spirito costruttivo: tutela delle persone, rispetto del valore dell’impresa, e una visione moderna delle relazioni industriali.
A tutte e a tutti, con gratitudine per la fiducia e per il percorso che condividiamo ogni giorno, rinnovo i miei auguri: Serene Festività e un Nuovo Anno di pace, lavoro dignitoso e futuro possibile.
Benedetto Di Iacovo
Segretario Generale CONF.I.A.L. Nazionale

