di Benedetto Di Iacovo*
Il diritto di sciopero è uno dei capisaldi della nostra democrazia. La Costituzione lo riconosce e lo tutela come strumento essenziale di difesa dei diritti dei lavoratori, da esercitare nei confronti del datore di lavoro per rivendicare migliori condizioni contrattuali, previdenziali, salariali, contro le discriminazioni e in generale per la dignità del lavoro. Si tratta quindi di un diritto che ha una funzione precisa: difendere chi lavora da soprusi o da condizioni non eque.
Altro è il diritto di manifestare, che la nostra democrazia pure garantisce. Manifestare significa esprimere pubblicamente un’opinione, un dissenso, una richiesta di pace o di giustizia sociale. In questo senso, è giusto e doveroso sostenere la causa della pace, chiedere che il conflitto in Palestina trovi finalmente una soluzione, rivendicare la libertà di un popolo e, nello stesso tempo, ribadire il diritto di Israele ad esistere in sicurezza.
Ma sciopero e manifestazione non sono la stessa cosa. E non vanno confusi. Uno sciopero non può diventare, di fatto, uno strumento per iniziative che non riguardano direttamente il rapporto di lavoro. Soprattutto non può trasformarsi in uno sciopero selvaggio, senza preavviso e senza regole, capace di bloccare servizi pubblici essenziali e arrecare disagi ai cittadini e a lavoratori e pensionati pendolari. In questi casi non si esercita un diritto costituzionale, ma si mette a rischio la stessa credibilità del sindacalismo e le sue forme di lotta.
La manifestazione, invece, può essere convocata liberamente, anche di sabato o nei giorni festivi, permettendo così la più ampia partecipazione dei cittadini e dei lavoratori, senza paralizzare il Paese e senza colpire servizi che nulla hanno a che fare con le rivendicazioni del lavoro.
In conclusione: difendere il diritto di sciopero significa anche rispettarne i confini e l’essenza. Sostenere la pace in Medio Oriente, cosa che a noi sta a cuore, è una battaglia di civiltà che merita manifestazioni corali e popolari, non il ricorso improprio a uno strumento – lo sciopero – che ha una finalità diversa e nobile: la tutela del lavoro e dei diritti negati o violati e della dignità dei lavoratori.
*Segretario Generale Confial
