Primo Maggio. Una riflessione per il futuro del lavoro. Editoriale del Coordinatore Nazionale Benedetto Di Iacovo

“Il valore del lavoro deve essere riposto al centro dell’agenda parlamentare e del Governo che si andrà a formare. E questo non può non essere ricordato nella giornata Internazionale della festa del lavoro che si celebra in tutto il mondo. Il 1° Maggio nella sua storia, nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori per affermare i propri diritti e per migliorare le proprie condizioni lavorative, ma questa giornata storica straordinaria porta in se tante altre verità. Una è sicuramente quella che il 1° maggio rappresenta, oggi, anche il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all’interno del Movimento dei lavoratori, dalla fine del secolo ‘800, in poi. Una delle trasformazioni più importanti delle lotte dei lavoratori, è stata quella della conquista delle otto ore lavorative. A quel tempo, voglio ricordare, che i cosiddetti padroni facevano lavorare anche per 12-15 ore al giorno. Il Maggio, nella storia, ha significato anche lotte, arresti ed eccidi.

Anche in Italia, il regime del tempo, ha scritto pagine sanguinose verso il mondo del lavoro. Sicuramente quella più sanguinosa vi fu nel 1947, in Sicilia, a “Portella della Ginestra”. In quella occasione, in quel luogo, si erano riunite circa tremila persone del Movimento contadino e anche lavoratori e mentre il corteo era in corso e si preparava il comizio, la Banda di salvatore Giuliano fece fuoco sulla folla provocando 11 morti e oltre 50 feriti. Anche tutto questo fa parte della storia di questa importante giornata.

Ma nonostante questa storia bella e gloriosa, segnata da vittorie e da sconfitte; da successi ed arretramenti, per troppo tempo, da tantissimi anni, il lavoro, soprattutto quello dipendente non è stato più al centro delle attenzioni e degli interventi delle istituzioni nazionali, regionali e locali. In questi ultimi due decenni, poi, abbiamo assistito ad un vero e proprio processo di destrutturazione della sfera dei diritti e all’impoverimento del ceto lavorativo. Proseguire quindi nella tradizione della festa del lavoro, per come nella storia alla sua celebrazione, alla luce di questo nuovo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di chi vive del lavoro dipendente, risulta assai difficile e ciò anche in considerazione delle profonde trasformazioni sociali avvenute in questi anni.

Ormai si parla di Industria 4.0., stando a significare che l’era della vecchia industrializzazione pesante è finita. Siamo di fronte alla connessione tra era digitale e intelligenza artificiale, attorno alle quali continuano a muoversi i precedenti sistemi di automatizzazione e robotizzazione dei processi produttivi, compresi quelli delle vecchie catene di montaggio. Non v’è dubbio che in questi anni il mondo del lavoro ha vissuto trasformazioni profonde, impetuose, direi straordinarie, che ne hanno cambiato il “senso” e la struttura; le forme della sua organizzazione, unitamente ai tempi, la domanda e l’offerta. E questo anche perché catene di montaggio sempre più veloci e automatizzate, macchine sofisticate ed elaboratori potentissimi, compresi i robot, oggi, possono fare a meno, purtroppo, di molta manodopera, aggravando così ulteriormente la penuria di lavoro, quindi, dell’occupazione delle persone.

Stiamo andando verso la società della informazione e della conoscenza, quindi, delle tecnologie e della innovazione di processo e di prodotto. L’intelligenza artificiale e l’Industria 4.0. saranno i marcatori del cambiamento che produrranno questa nuova e più cruenta rivoluzione nel mondo dei lavori. Tutto questo, nel tempo, purtroppo, oltre ad andare ad eliminare ulteriormente il lavoro di tipo tradizionale, di tipo manuale e dequalificato, andrà a rivoluzionare, ancora di più, il nostro modo di lavorare, di produrre, di consumare e, persino, le modalità di apprendimento e di formazione del personale.

In questi nuovi scenari, è difficile pensare di poter mantenere le forme del lavoro per come i nostri padri e noi stessi le abbiamo conosciute nei secoli. Il mondo del lavoro, in effetti, cambia perché cambia il modo di produrre e questo modifica, a sua volta, la nostra società. Come CONF.I.A.L. anche quest’anno celebreremo la giornata internazionale del lavoro in una regione del Sud, in Puglia e precisamente a Brindisi, nella zona industriale, segno del degrado e del fallimento di certe politiche forzate e pilotate dal centro verso il sud. E seppure andremo a ripercorrere le tappe della la storia di questa giornata ed i suoi momenti più significativi, non daremo solo un valore celebrativo a questa giornata. Intendiamo rinverdire un rinnovato impegno per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo e redistribuzione della ricchezza, con al centro le persone e la solidarietà e non solo la globalizzazione, i mercati, l’economia, le banche, la finanza. Facciamo questo perché pensiamo di poter approfondire alcuni aspetti di questi cambiamenti, per comprenderli meglio e per verificare il perché si è inceppato quel meccanismo di automaticità che dal dopoguerra in poi faceva sì che, a fronte della creazione di condizioni diffuse di sviluppo e di produttività, si creava, automaticamente, nuova e duratura occupazione e crescita dell’economia.

Interrogarci ed interrogare le Autorità politiche e governative su ciò, significa dover richiedere di fare passi in avanti veloci, senza indugi e far sì che detti soggetti individuino nuove e più adeguate strategie di crescita e di sviluppo. E’ questo l’auspicio; la riflessione ad alta voce che, come CONF.I.A.L. nazionale, poniamo da questa importante provincia del Sud ai rappresentanti del parlamento, del governo nazionale e delle regioni. Serve una forte, comune azione, senza steccati, senza chiusure e limitazioni alle rappresentanze sociali. Occorrono proposte e progetti, capaci di invertire la rotta! Servono, invero, nuovi “Costruttori di futuro e di nuovo sviluppo”. Ovvero, rappresentanti politici ed istituzionali avveduti e, soprattutto, percepiti come tali dai cittadini e dalle nuove generazioni. La società che s’annuncia, post ideologica e post moderna, richiede soggetti forti ed autorevoli, capaci di trasformare le attese dei cittadini in realizzazioni che ci portino subito fuori dalla crisi ricostruendo prospettiva, progetto, speranza e soprattutto futuro. Sappiamo tutti che i diritti abbisognano di sostenibilità economiche, ma non basta la semplice enunciazione, occorre vedere i modi più opportuni per affermarli nel concreto della vita lavorativa e per ripartirne in modo equo i costi.

Di tutto questo ed altro, parleremo il 1° Maggio di quest’anno nella Manifestazione nazionale di Quadri e Delegati del nostro Sindacato,  la CONF.I.A.L. (Confederazione Italiana Autonoma Lavoratori), che si terrà nella zona industriale di Brindisi, presso la sala convegni del ristorante “Break24”.

Benedetto Di Iacovo, Coordinatore della Segreteria Nazionale CONF.I.A.L.

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