La Macroregione del Mediterraneo con Il Mezzogiorno fulcro del progetto.

LA MACROREGIONE MERIDIONALE TRANSEUROPEA

di Maurizio Ballistreri

L’Unione europea discute del massiccio piano di interventi contro l’emergenza da Covid-19, in un certo senso quasi simbolicamente a 65 anni dalla conferenza di Messina. Nel 1955 nella Città dello Stretto si svolse un incontro, voluto dall’allora ministro degli Esteri italiano, il liberale Gaetano Martino, con i colleghi  Jan Willem Beyen per i Paesi BassiAntoine Pinay per la FranciaJoseph Bech per il LussemburgoWalter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca e Paul-Henri Spaak per il Belgio che presiedette la conferenza, chiusa dalla cosiddetta “dichiarazione di Messina”, che pose le basi per la nascita della Comunità Economica Europea (CEE), avvenuta con i Trattati di Roma firmati a Roma nel 1957.

Liquidità dalla BCE per 1.110 miliardi, prestiti da BEI e COSME per quasi 250 miliardi, 100 miliardi contro la disoccupazione grazie al SURE, 240 dal MES senza condizionalità, sospensione del patto di stabilità, flessibilità per gli aiuti di Stato, impiego dei Fondi strutturali non utilizzati, ampliamento del fondo di solidarietà, appalti comuni e aiuti alla ricerca: ecco le risposte in discussione nell’Unione europea per contrastare la crisi causata dal coronavirus.

Se davvero diverranno realtà, questi aiuti, finalmente, trasformeranno l’Unione da “matrigna”, con quell’austerity che ha impoverito gran parte dei cittadini del Vecchio Continente, in quel soggetto sovranazionale per migliorare la vita nel territorio europeo, sognato da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi con il Manifesto di Ventotene.

E’ stato sottolineato, correttamente, che gli interventi da utilizzare per investimenti non dovranno spezzettarsi in micro-interventi, ma servire a sostenere grandi progetti integrati di sistema, per modernizzare l’economia, green e 4.0, sostenere lo sviluppo non solo in termini di crescita del prodotto interno lordo, ma soprattutto in occupazione, socialità, ambiente, beni comuni.

In questa dimensione significativa importanza ha l’idea della Macroregione del Mediterraneo Occidentale, che potrebbe costituire lo scenario d’avvenire in cui collocare in nostro Mezzogiorno per perseguire l’indispensabile cooperazione territoriale con uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

Proprio attraverso progetti integrati si potrebbe costruire un network territoriale, tra globale e locale, in cui le regioni meridionali dovrebbero rappresentare uno dei motori propulsori assieme alla Catalogna, all’Andalusia, alla Corsica, all’Aquitania, alla Linguadoca-Rossiglione, all’Algarve.

Ma in concreto, quali dovrebbero essere gli assets per l’economia di questa Macroregione? In primo luogo quest’area deve divenire il baricentro, come è stato per molti secoli, dei traffici commerciali globali, a partire da quelli che cresceranno in modo esponenziale a seguito del potenziamento del Canale di Suez, con le conseguenti nuove strategie della portualità collegate alle zone economiche speciali, per fare confluire nel mare nostrum l’interesse degli operatori marittimi, imprenditoriali e commerciali.

Una sfida che si può sostenere e vincere proprio grazie al massiccio piano europeo di investimenti, per rafforzare nel Mezzogiorno l’intelaiatura logistica, realizzare le indispensabili infrastrutture strategiche, Ponte sullo Stretto in primis quale vero e proprio simbolo dell’integrazione europea in quanto segmento strategico del Corridoio 1 Berlino-Palermo, per portare l’alta velocità sino in Sicilia, per cablare l’intero Mezzogiorno con ampie zone di free wi-fi,  per collegare le reti infrastrutturali europee del TEN-T a quelle cinesi del BRI, anche pensando a realizzare una Banca di Investimenti del Mediterraneo.

Insomma, un vero e proprio New Deal che recuperi una visione keynesiana fondata sull’impresa e sul lavoro produttivo e non sull’assistenzialismo che narcotizza i giovani, stretti tra la “fuga” dal Mezzogiorno e l’inedia parassitaria, in grado di intercettare, anche attraverso il cofinanziamento, tutte le risorse europee in programma.

Con una strategia di questo tipo la Macroregione potrebbe fare recuperare al nostro Sud quella dimensione di integrazione nel Mediterraneo, in primo luogo di civiltà, che il grande storico Fernand Braudel così efficacemente descriveva: “Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero tutto un sistema di circolazione”.

Dalla tragedia della peste del XXI secolo può venire un nuovo Rinascimento, che, però, abbisogna di classi dirigenti, consapevoli di promuovere il bene comune ed ecco perché serve anche un movimento politico territoriale e a vocazione meridionalista.

*Docente Diritto del Lavoro presso Università di Messina

Responsabile I.S.L. – Istituto Studi sul Lavoro della Confial

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