La crisi della Rappresentanza sociale e il congresso dell’Aiga. Intervento prof. M. Ballistreri – I.S.L.

LA CRISI DELLA RAPPRESENTANZA SOCIALE E IL CONGRESSO DELL’AIGA

di Maurizio Ballistreri, docente universitario, avvocato e responsabile isl-istituto studi sul lavoro confial

Si parla comunemente di crisi della democrazia, intesa anche come deficit di partecipazione dei cittadini e delle forme di rappresentanza collettiva.

Non è in crisi solo la politica tradizionale, a causa del primato del mercato sulle scelte pubbliche in istituzioni in cui gli spazi di partecipazione vengono chiusi, nel nome dell’efficienza economicistica e della velocità della decisione, con la sospensione della fondamentale regola democratica della sovranità popolare e, quindi, dello Stato di diritto, che richiama le teorie sullo “stato di eccezione” di Carl Schmitt.

In Italia, e nel resto del mondo occidentale, si è imposta ormai la post-democrazia, in cui i tecnici, dell’economia e del diritto, sostituiscono la politica, con eletti in numero ridotto (si veda il recente taglio al numero dei parlamentari nel nostro Paese), con uno spostamento dell’esercizio della sovranità dalle assemblee elettive ai governi, a sua volta fortemente compressa dal primato di decisioni assunte da organismi tecnocratici internazionali, mentre lo spazio per i corpi intermedi tra società civile e decisori pubblici è sempre più ridotto.

Certo, anche le organizzazioni rappresentative degli interessi collettivi hanno compiuto molti errori, a partire dal sindacalismo confederale e dalle tradizionali associazioni di tutela del mondo imprenditoriale, ripiegati in un rapporto corporativistico, alle prese con una crescente burocratizzazione, con giochi di potere interni e con leadership incolori: una sorta di cittadella chiusa, sempre più piccola e assediata da nuove forme di sindacalismo autonomo e di base e da organizzazioni datoriali espressive del nuovo sistema produttivo reticolare in profonda trasformazione, nell’ambito di un elevato pluralismo associativo che ha eroso consensi e rappresentatività, arginato a fatica dai vecchi paletti di un ordinamento intersindacale che impedisce a chi ne è fuori di esercitare legittimamente diritti sindacali e funzioni di contrattazione collettiva.

E però, non si possono non rilevare fermenti e presenze vitali nell’associazionismo di rappresentanza e, tra questi, un ruolo importante è svolto, in verità da tempo, dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati, che ha tenuto qualche giorno or sono il proprio XXV congresso nazionale a Messina.

Durante l’assise, svoltasi nella cornice prestigiosa del Teatro Vittorio Emanuele, al termine della quale è stato eletto il nuovo presidente nazionale, l’affermato avvocato, specializzato in diritto amministrativo con studi a Roma e a Terni, Antonio De Angelis, i giovani avvocati si sono confrontati con esponenti del mondo politico, giudiziario e accademico, evidenziando i gravi problemi della giustizia in Italia, in ordine alle risposte da dare ai cittadini.

L’AIGA ha giustamente avanzato dure critiche a governo e parlamento sugli ultimi provvedimenti in materia di giustizia, pur apprezzando l’ipotesi dell’”avvocato in Costituzione”, poiché non basta trasformare nel processo civile il rito da ordinario a speciale, passando dall’atto di citazione iniziale al ricorso, perché non si avrà più velocità senza un aumento degli organici dei magistrati, ormai oberati nei loro ruoli. Così come, un’altra severa critica è venuta alla riforma del processo penale, soprattutto per la cancellazione del decorso della prescrizione dopo il I grado di giudizio, che produrrà una durata sine die dei processi e il concreto rischio di introdurre di fatto la illiberale figura dell’”imputato a vita”, e per la mancata separazione delle carriere dei magistrati tra inquirenti e giudicanti, necessaria per il modello di processo (tendenzialmente) accusatorio in Italia, con l’equilibrio tra accusa e difesa.

Insomma, al congresso dell’AIGA sono riecheggiate le parole di uno dei teorici della liberaldemocrazia, Alexis Montesquieu: “Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia.”

 

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