Confial analizza i dati ISTAT: Italia. Più contratti a tempo indeterminato. Cala il numero di quelli a tempo determinato

«Sul mercato del lavoro bisogna avere un approccio serio, concreto e documentato. I dati ufficiali dell’Istat ci dicono che negli ultimi anni in Italia è cresciuta la componente stabile dell’occupazione dipendente, mentre si è ridotta quella a termine.
È un fatto oggettivo, che va riconosciuto con equilibrio e senso di responsabilità.
A dicembre 2022 i dipendenti permanenti erano in crescita rispetto all’anno precedente e i dipendenti a termine risultavano inferiori di 30 mila unità rispetto a dicembre 2021; oggi, con l’ultimo dato mensile ufficiale disponibile, a gennaio 2026 i dipendenti permanenti con contratto a tempo indeterminato sono pari a 16 milioni 455 mila, mentre i dipendenti con contratto a termine sono 2 milioni 449 mila.
L’Istat rileva inoltre che, nel confronto con gennaio 2025, i permanenti aumentano di 71 mila unità, pari a circa il +0,4%, mentre i dipendenti a termine diminuiscono di 196 mila unità, pari a circa il -7,4%.
Anche il quadro del IV trimestre 2025 conferma la stessa tendenza, con una crescita tendenziale dei dipendenti a tempo indeterminato del +1,0% e un calo dei dipendenti a termine del -8,6%.»
«Questo significa che il mercato del lavoro italiano ha mostrato, nell’ultimo quadriennio, una capacità di rafforzare la base dell’occupazione stabile.
Ma sarebbe un errore fermarsi a una lettura superficiale dei saldi finali. Gli stessi dati Istat mostrano che la crescita dell’occupazione non cancella automaticamente le fragilità dei percorsi di ingresso, né risolve da sola il problema della qualità delle transizioni lavorative.
In altre parole, un conto è registrare più stabilità nello stock finale, altro conto è costruire un sistema che renda quella stabilità più accessibile, più diffusa e più rapida da raggiungere per chi entra oggi nel mondo del lavoro.»
«È qui che serve un vero cambio di passo. E il cambio di passo non può essere solo contrattuale: deve essere culturale, formativo e organizzativo.
Serve innanzitutto rafforzare il versante dell’istruzione, riallineando in modo più efficace il sistema educativo alle trasformazioni reali del lavoro e della produzione. Serve poi investire con continuità nella formazione permanente, perché in un’economia attraversata dall’innovazione, dall’automazione e dalla transizione digitale nessuna competenza può considerarsi definitiva.
Occorre inoltre puntare sulle competenze trasversali, relazionali, organizzative e digitali, che oggi non sono un elemento accessorio ma una condizione essenziale di occupabilità, adattabilità e crescita professionale.»
«Allo stesso modo, serve un grande investimento sull’orientamento. I giovani, i nuovi lavoratori e chi deve ricollocarsi non possono essere lasciati soli davanti ai cambiamenti del mercato.
Hanno bisogno di strumenti, accompagnamento, informazione qualificata e percorsi leggibili.
Se non colleghiamo istruzione, formazione continua, competenze e orientamento, il rischio è di avere dati migliori nella fotografia generale ma percorsi ancora troppo fragili nella realtà quotidiana. E questo un Paese moderno non può permetterselo.»
«Come CONFIAL riteniamo che il punto centrale sia proprio questo: consolidare i segnali positivi emersi nei dati e trasformarli in una struttura più solida del mercato del lavoro italiano.
Il lavoro stabile deve crescere ancora, ma deve soprattutto diventare il risultato di un sistema capace di preparare, accompagnare e valorizzare le persone. La vera sfida non è soltanto aumentare i numeri dell’occupazione; è dare qualità, continuità e prospettiva ai percorsi lavorativi.
Perché senza competenze adeguate, senza formazione continua e senza orientamento serio, la stabilità rischia di restare un punto d’arrivo per pochi, invece di diventare una reale infrastruttura di sviluppo per il Paese.»
«L’Italia ha bisogno di un mercato del lavoro più forte non solo nei saldi, ma nelle fondamenta. E le fondamenta, oggi, si chiamano istruzione, formazione, competenze e orientamento.
È da lì che si costruisce il lavoro di domani.»

 

APPENDICE ISTAT:

FOTO REALE DEL 2022
Secondo elaborazioni su dati Istat e analisi su mercato del lavoro:
– Contratti a tempo indeterminato (stock): circa 15,1 milioni
– Contratti a tempo determinato (stock): circa 3,0 milioni
Questo è il punto di partenza reale del sistema lavoro italiano post-pandemia.

SITUAZIONE AGGIORNATA (2025–inizio 2026)
Ultimi dati consolidati disponibili (fine 2025 / inizio 2026):
– Tempo indeterminato: circa 16,4 milioni
– Tempo determinato: circa 2,4 milioni

Trend confermato da Istat:
– crescita occupati stabili
– riduzione contratti a termine

Benedetto Di Iacovo, Segretario Generale

 

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